Portapo58

«Lo porto via come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta» (cit.)

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venerdì, 26 giugno 2009

Michael Jackson ha lasciato l'edificio.
Dangerous, il primo cd acquistato in vita mia. A Jacko dedica questa vignetta.


postato da: simcam alle ore giugno 26, 2009 14:58 | link | commenti
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postato da: simcam alle ore giugno 26, 2009 09:37 | link | commenti
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giovedì, 11 giugno 2009

Gheddafi. Un tamarro a Roma.
Una rassegna fotografica offerta e commentata da Portapo58 (società con sede legale lontano, troppo lontano, non cercate di contattarla) (scusate ma cerco di pararmi un po' il culo, non ho mica il lodo alfano io!)

Gheddafi un giorno pensò. Pensò molto. Ma non ne venne fuori niente. Così andò a Roma. E perché no?!



Così Gheddafi venne in Italia per incontrare il suo grande amico: Topolino. Massì dai, l'amico di Topolanek. Non ve lo ricordate? Vi aiuto, (qui) è quello che vi sta indicando la ragazza. Ma non con le dita.



Lui e il suo amico Silvio andavano molto d'accordo. Avevano un sacco di cose in comune. Tipo, guardavano sempre dalla stessa parte.



Piccolo quiz: cosa ci sarà di così interessante da guardare da quella parte:
a) Donne
b) Soldi
c) Portapo58
(nel terzo – improbabile – caso, niente di buono all'orizzonte per chi vi sta scrivendo)

Risposta al quiz.



Era A ovviamente. Ed ecco l'animo latino di Topolino uscire. E le donne, si sa, sono sensibili al suo fascino. Si vede?



Se non si vede è perché la fama di Topolino si è già sparsa in giro per il mondo. Ecco infatti le due donne mentre confabulano sul nostro Topolino, il suo famoso 75% e la possibilità di diventare Meteorina.



Gheddafi, come tutti gli uomini sensibili, ha sempre a cuore la sua famiglia. Così, per il suo soggiorno nella capitale, ha deciso di attaccarsi l'album di famiglia sulla giacca.



E visto che in fatto di eleganza non è secondo a nessuno, eccolo mentre mostra il suo famoso anellone del potere.



Gheddafi non si è poi potuto sottrarre alle visite istituzionali. Eccolo mentre incontra Mike Bongiorno che, come tutti gli uomini di una certa età, non capisce la moda di questi giovani d'oggi.

E siccome non so come chiudere questa storia, vi ricordo il perché Gheddafi è venuto in Italia.



Un giorno stava pensando. Pensò molto. Ma non ne venne fuori niente. Così venne in Italia per votare Berlusconi.

Fine.
postato da: simcam alle ore giugno 11, 2009 11:27 | link | commenti
categorie: rassegna fotografica, the best of
mercoledì, 10 giugno 2009

Conversazioni

Simo: E così lei mi ha fatto sapere che la grafica delle pagine che ho realizzato fa schifo...
Collega: Ma in base a cosa lo dice?
Simo: In base al suo gusto estetico. Lo stesso gusto estetico che la fa truccare e vestire in quel modo. Quindi, è evidente, ho ragione io.
postato da: simcam alle ore giugno 10, 2009 14:47 | link | commenti (1)
categorie: conversazioni
venerdì, 05 giugno 2009

Coraggio Dio, riprenditelo... lo so che anche tu lo vuoi al 75%
postato da: simcam alle ore giugno 05, 2009 23:12 | link | commenti
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giovedì, 28 maggio 2009

Mi piacciono tutte le cose che iniziano con la lettera B.
Sono belle. Ecco, vedete? Bella, Bello, Belle... Suonano bene. Eccone un'altra, Bene. Non è stupenda?
Ti voglio bene.
Grazie!
Figurati.
E i Baci? E i Biscotti? La Birra? Una Becks, per favore!
Le Bionde. Le Brune. Il lato B.
Il Billy che bevevo da piccolo.
I Bambini!
Pensateci: un neonato piange e rompe, un adolescente è sempre incazzato. I bambini no, sono simpatici.
E i bambini hanno il Babbo. Babbo è bello, Papi, no.
Se sei Bravo puoi Ballare. Se sai cantare sei Bono Vox.
Ma la mia preferita in assoluto è la parola Buono.
Buò|no.
(agg., s.m., avv.)
Bella anche a pronunciarla. Lo schiocco delle labbra. La bocca che parte piccola e poi si apre. Si richiude e si riapre. Buono.
Bye Bye.

Ps.: Una parola con la B però la escluderei. Banana. Oltre ai doppi sensi (e non dite che non ci avevate già pensato) (lo state facendo anche adesso) (e adesso), è proprio volgare. Ba-na-na. Con la bocca che continua a chiudersi e ad aprirsi. Bleah. Ecco, “Bleah” mi piace.
postato da: simcam alle ore maggio 28, 2009 17:04 | link | commenti (6)
categorie: the best of
mercoledì, 20 maggio 2009

Cioè...
(una rubrica sull'incapacità di comprendere le cose di questo mondo)




Prima puntata
Cioè... ma veramente così tanta gente va ai concerti di Marco Carta?
postato da: simcam alle ore maggio 20, 2009 17:25 | link | commenti (5)
categorie: cioè
mercoledì, 13 maggio 2009

Dal concorso ilmiolibro.it, una favola partendo dall'incipit scritto da Paola Mastrocola.

Nel giardino delle meraviglie

“Siccome avevo preso un altro brutto voto, mio padre mi disse:
- Va bene, allora oggi verrai con me a lavorare. Così vedrai come si fatica!
Mio padre faceva il giardiniere, e andava in giro per i giardini altrui. Andava a potar piante, rastrellare foglie e tagliare erba col suo potente tagliaerba.
Quel giorno doveva occuparsi niente meno del giardino dei terribili Lorchitruci.
I Lorchitruci erano la famiglia più ricca e potente della collina. A me facevano paura due cose di loro: il nome, perché mi veniva da pensare a degli orchi molto truci; e il giardino, appunto, perché era chiuso da una muraglia gigantesca dietro la quale chissà che cosa mai si nascondeva.”

Arrivati davanti al cancello, chiesi a mio padre perché non suonassimo il campanello.
“I Lorchitruci non hanno il campanello, non vogliono essere disturbati.”
“E come fanno a sapere che siamo qui?”
“Se ne accorgeranno da lui…”, mio padre non fece in tempo a finire la frase che, da dietro un cespuglio, saltò fuori un grosso cane dal pelo scuro e lunghi denti affilati. Abbaiava talmente forte che mi spettinava la frangetta dei capelli.
Dal fondo del sentiero un uomo si avvicinò a noi. Aveva un vestito elegante sotto ad un grembiule simile a quello di mio padre e ai piedi due grossi stivali di gomma.
“Cerbero! Chi c’è là fuori?” Chi ci disturba?”
“Signor Lorchitruci, sono il giardiniere”.
Il signor Lorchitruci arrivò fino al cancello e prese dalla tasca del grembiule una polpetta e la gettò al cane. Cerbero si dimenticò immediatamente di noi per dedicarsi alla sua polpetta.
L’uomo mi scrutò dalla testa ai piedi e poi chiese a mio padre se non fossi troppo piccolo per essere un giardiniere.
“È mio figlio, oggi mi aiuterà nel lavoro.”
“Non mi piacciono i bambini. Sanno solo lamentarsi.”
Aprì il pesante cancello e si raccomandò di svolgere solo il lavoro prestabilito e di non avvicinarsi né alla casa, né alla serra.
“Soprattutto tu! Voi bambini siete troppo curiosi.”
Mio padre lo rassicurò ancora una volta che non avrei fatto altro che togliere le erbacce.
Infatti strappai erbacce per tutto il pomeriggio. Poi cedetti alla tentazione di dare una sbirciatina alla misteriosa serra.
Mi precipitai furtivamente e appoggiando la faccia al vetro rimasi senza fiato. Enormi ninfee galleggiavano in uno stagno mentre tutt’attorno una distesa di fiori e piante colorate incorniciavano una faccia di pietra dalla cui bocca zampillava acqua.
Ad un tratto comparve il signor Lorchitruci che attraversò lo stagno camminando sopra le ninfee. Devono essere proprio robuste per reggere un uomo così grosso! – pensai.
Arrivato vicino alla fontana, Lorchitruci accarezzò un bocciolo grande quanto un pallone da calcio.
“Ecco! È il momento!” gli sentì dire con trepidazione mentre si schiudeva nelle sue mani uno stupendo fiore bianco.
“Incredibile! Non ho mai visto un fiore così grande!” – pensai e dissi ad alta voce senza rendermene conto.
Il signor Lorchitruci si voltò di scatto e accorgendosi della mia presenza prese ad inseguirmi, minacciando una punizione esemplare.
Trovai mio padre e mi nascosi dietro di lui.
“Suo figlio! – gridò ansimando – Ha messo il naso dove non doveva!”
“L’hai fatto veramente?” chiese mio padre.
Annuì timidamente con la testa.
Fui costretto a scusarmi con quell’uomo burbero e tremendo, e a casa, per punizione, dovetti lavare i piatti.
Ma quella serra? Perché Lorchitruci la teneva nascosta? Ed il fiore? Non ne avevo mai visto uno così.
Dovevo assolutamente saperne di più!
Quella notte decisi di tornare nel giardino. Aspettai che i miei genitori si addormentassero e uscii di nascosto.
Arrivato al cancello della casa dei Lorchitruci, presi dalla tasca alcune polpette che avevo rubato a casa.
“Ehi… Cerbero! Vieni presto, ho qualcosa per te!”
Dal cespuglio sbucò fuori Cerbero. Che paura! Nel buio della notte era ancora più spaventoso e le sue zanne rispendevano come lame.
Gli gettai alcune polpette.
Cerbero cominciò a mangiarle con avidità. “Sono quelle della mamma! Queste sì che sono buone!”
Gliene gettai ancora per essere sicuro di tenerlo impegnato un bel po’, poi scavalcai il muro.
In mezzo al giardino la serra risplendeva. Mi avvicinai controllando che nessuno fosse nei paraggi.
Anche se ero un po’ intimorito, salii su una ninfa talmente grande che potevo usarla come barca.
Attraversai lo stagno e mi avvicinai al fiore che avevo visto la mattina.
Stava accadendo qualcosa di incredibile: quell’enorme fiore si richiuse su stesso per poi dischiudersi poco dopo con i petali e la corolla rovesciati e cambiando gradualmente colore,diventò di un bel rosso vermiglio.
Ero incredulo e curioso di capire cosa stesse succedendo che allungai una mano per toccarlo.
“Fermo! Non lo fare!”
Mi voltai spaventato. Il signor Lorchitruci, fisso all’entrata della serra, mi impietrì con uno sguardo.
“Non toccarlo o lo ucciderai!”
“Ma non può morire… ” dissi con un filo di voce.
“Sciocco! Tu non conosci per niente i fiori.”
Lorchitruci saltando da una ninfa all’altra venne verso di me.
“Non bisogna toccarlo durante la sua mutazione!”
“Quale mutazione?”
“Da femmina a maschio. È una specie di miracolo e tu stavi per distruggere la mia famiglia!”
Mi guardai intorno ma non c’era nessuno. “Dov’è la famiglia Lochitruci?” domandai perplesso.
Vidi l’uomo abbassare lo sguardo, ora non sembrava più così cattivo.
“Non c’è nessuna famiglia Lorchitruci. Ci siamo solo io ed i miei fiori. Per questo ne sono geloso. Sono talmente fragili, la loro bellezza dura un giorno e bisogna goderne in quell’istante, perché domani non saranno più così.”
“Ma se la gente sapesse che esistono queste meraviglie sono sicuro che amerebbe lei e i suoi fiori. Come può essere felice se non condivide tutto questo con altre persone?”
“Dici?” mi chiese Lorchitruci.
“Ne sono sicuro!” risposi.
Lorchitruci ci pensò un po’ e poi mi sorrise.
Salii sulla ninfa e navigai fino all’uscita della serra. Mi voltai verso il signor Lorchitruci che con il braccio alzato mi salutava.
“A domani, signor Lorchitruci!”
postato da: simcam alle ore maggio 13, 2009 10:38 | link | commenti (3)
categorie: racconti, nel giardino delle meraviglie
lunedì, 11 maggio 2009

Non voglio più buttarmi via... La prossima volta prendo solo mezza porzione di me.
postato da: simcam alle ore maggio 11, 2009 09:50 | link | commenti
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lunedì, 04 maggio 2009

Questo uichend.

Ho lavato la macchina. Dopo anni. Rivoltata come un calzino.
A proposito... regalo nuovi tipi di muffe e piccoli animali di origine sconosciuta, ma tanto tanto carini e desiderosi di trovare nuovi padroni con macchine molto sporche.

Fiera dell'antiquariato a Ferrara. Il bel tempo ha permesso a migliaia di persone di riversarsi nella più grande piazza ferrarese per godersi il mercatino dell'antiquariato. Io c'ero.
E mentre mi aggiravo tra tavoli e mobili d'epoca, sono stato aggredito da un'anta d'armadio apertasi improvvisamente. Migliaia di persone (tranne il sottoscritto) hanno riso di questa disavventura.
A buon rendere, bastardi.
postato da: simcam alle ore maggio 04, 2009 16:05 | link | commenti
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