Portapo58

Non c’è luogo dove tu possa essere che non sia dove tu dovresti essere. (cit.)

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lunedì, 30 giugno 2008

postato da: simcam alle ore giugno 30, 2008 16:55 | link | commenti (1)
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Vi consiglio. Vi consiglio l'ultimo libro di Nick Hornby, Tutto per una ragazza. Perché c'è un ragazzino che parla e pensa come un ragazzino, perché fa gli errori di un ragazzino e reagisce come facciamo tutti, sentendoci inadeguati e persi in mezzo a questa cosa chiamata vita. Vi consiglio il film Once. Perché c'è uno con una chitarra e una con un pianoforte e noi che guardiamo con la coca cola in una mano e il cuore nell'altra, sperando almeno in un bacio. Difficile parlarne senza svelare niente, diciamo che alla fine stringerete una delle due mani e di qualcosa vi sporcherete.
Per il resto, come dice Fabrizio: non possiamo far arricchire le multinazionali dei fazzolettini di carta.
postato da: simcam alle ore giugno 30, 2008 10:30 | link | commenti (3)
categorie: vi consiglio
venerdì, 27 giugno 2008

Ho scritto un post di là.
Se di leggerlo vi va,
cliccate qua.
postato da: simcam alle ore giugno 27, 2008 10:28 | link | commenti (1)
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giovedì, 26 giugno 2008

Odio svegliarmi tutte le mattine un'ora prima dell'ora giusta. Quando anche l'ora giusta sarebbe troppo presto. E invece mi sveglio sempre prima. Vorrei solo girarmi dall'altra parte e riaddormentarmi e invece sto lì a pensare. E pensare fa male. Conosco uno che non pensa e sta benissimo così. Invece io resto lì a pensare, e si fa avanti un senso di vuoto, di inadeguatezza, di tristezza. E questo non è il modo migliore di cominciare la giornata. Poi suona la sveglia e dico la prima parola della giornata: ma vaffanculo. Premo un paio di volte posponi (pensando quanto sia stupida la parola posponi), come se potessi dormire un altro po', finalmente. E questo è il quadro della situazione. Ed è un quadro di Francis Bacon.
postato da: simcam alle ore giugno 26, 2008 09:32 | link | commenti
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mercoledì, 25 giugno 2008

Se capisci il vero valore delle cose solo quando le perdi...
ieri mattina sono scappato dall'ufficio a metà mattinata, avevo bisogno di passeggiare. Sono tornato e nessuno si era accorto della mia assenza.
(Non sono un dipendente pubblico quindi, signor Brunetta, non mi rompa le balle)
A questo punto guardo con invidia la macchina del caffè dell'ufficio. Quando si rompe lei, la produttività cala mostruosamente.
postato da: simcam alle ore giugno 25, 2008 11:15 | link | commenti (3)
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lunedì, 23 giugno 2008

Mi sento come Toni. Solo, là in fondo, mentre il gioco sta da un'altra parte, indeciso se andare verso il pallone e verso gli altri, ma sicuro che in quel momento qualcuno lancerebbe il pallone lungo ed io rimarrei spiazzato e fuori posto. E mi sento lento come Toni. Ma non sono Toni perché non sono ricco, non sono figo, non ho i baffi e non sto con una modella.

Sabato sera sono finito ai fuochi d'artificio. Belli, eh... i fuochi, la musica. La signora appiccicosa che avevo di fianco. Ha guardato i fuochi tutto il tempo attraverso il suo telefonino. Quello con il display che gira della 3. Ma guardando la massa di gente, erano in molti a fare così.
Le riprese di "signora appiccicosa" sono state disturbate dall'arrivo di un'altra donna che si è piazzata proprio davanti a lei. Signora appiccicosa e la sua amica hanno comunque preso diplomaticamente il fatto commentando con "Ma guarda te! Certa gente non sa stare al mondo!". Sempre più forte, sperando in una reazione che non c'è stata. Così hanno rincarato la dose con "Ma pensa te! Sta zoccola!". Allora ero io a sperare in una reazione. Una rissa tra donne appiccicose, alla luce dei fuochi d'artificio, con sottofondo musicale dei Limp Bizkit. Ma neanche questo.
Belli comunque i fuochi, dai. Anche un cuore arido come il mio ha provato qualcosa. Che è stato subito seppellito sotto un'altra dose di fango.
E poi via tutti, camminando come pinguini.

Uh! Dimenticavo! La novità della notte bianca 2008 sono le spade laser. Le vendevano dappertutto. E la città era invasa da cavalieri jedi.

Domenica ho corso sulle mura. Ho corso finché ho potuto. Cioè poco. E poi sono tornato indietro camminando, perché a) mi sentivo svenire e non ce la facevo più; b) camminando potevo pensare.
Per un po' ho corso con un amico. Raccontandoci i nostri problemi. Potevamo essere benissimo i protagonisti del nuovo spot dell'amaro Montenegro. E sono in questi bei momenti di intimità che arriva sempre uno che possiamo chiamare Spacca Palle (anche perché non ricordo il suo nome) che si unisce a noi con un "Uè! Anche voi qui!" e ti racconta tutto il suo sabato sera al mare. Volete sapere come ha passato il sabato sera al mare Spacca Palle? Non ve lo so dire, perché non ho ascoltato quasi niente. Ho solo capito che qualcuno gli è passato con la bicicletta sui suoi jeans bianchi. Quando ha detto jeans bianchi ho capito che potevo fermarmi e continuare da solo camminando. E, come ho già detto, perché non ce la facevo più.
Camminare da soli sulle mura dovrebbe essere una cosa rilassante. Ma neanche quello posso avere, perché sono stato aggredito da una vipera.
Ok, ho esagerato. Forse era solo una biscia (o forse no) e sicuramente non mi ha aggredito. Però mi ha spaventato. Del resto anche Indiana Jones odiava i serpenti, no?
E nel quadretto si è aggiunto anche una carrozza con il cavallo. E ho pensato che se il cavallo avesse visto il serpente si sarebbe potuto imbizzarrire, partire al galoppo e travolgermi. Sarebbe stato un modo bizzarro di morire (e avrei dovuto aggiungerlo a queste cinque voci). Cioè, non lo sarebbe stato nel 1800, ma nel 2008 sì che lo sarebbe.
Così ho deciso di tornare a casa, per sentirmi più tranquillo. Ed infine la partita dell'Italia e la solitudine di Toni.
postato da: simcam alle ore giugno 23, 2008 11:36 | link | commenti (1)
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giovedì, 19 giugno 2008

Concorsi a cui rinuncio volentieri...


postato da: simcam alle ore giugno 19, 2008 10:12 | link | commenti (3)
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martedì, 17 giugno 2008

Ricordo che nel periodo di immobilità dovuto alla caviglia e alla pigrizia, guardai tutti i film in bianco e nero che trasmetteva rai tre la mattina. In particolare mi ricordo di Venezia, la luna e tu, Maruzzella e Poveri ma belli. Beh, in pratica mi presi una bella cotta per Marisa Allasio. Non so come e non so perché ma ne parlai con mio padre e anche lui mi disse che gli piaceva molto. Cioè... è una bella cosa, non vi pare?
Sarebbe bello se io e mio padre facessimo un bel viaggio insieme per andare da Marisa Allasio e dichiararle il nostro amore.

PS.: Questa sera danno Venezia, la luna e tu in prima serata su rai tre. Magari dateci un'occhiata e poi mi dite.
postato da: simcam alle ore giugno 17, 2008 15:22 | link | commenti (5)
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Non so se è colpa delle toghe di sinistra, ma sono giorni che non dormo bene. Mi sveglio di continuo in preda a sogni allucinanti. L'unica cosa positiva è che ho materiale a sufficienza per decine di racconti dell'orrore.
postato da: simcam alle ore giugno 17, 2008 09:27 | link | commenti (7)
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venerdì, 13 giugno 2008

Fino in fondo

Dlin dlon.
Suonò il campanello della reception una prima volta senza ottenere risposta. Questo sarebbe stato sufficiente a rovinargli l'intera giornata. Riflettendo su questa sensazione, pensò che nessuno poteva rovinargli la giornata senza pagarne le conseguenze per i prossimi dieci anni.
Dlin dlon, dlin dlon, dlin dlon, dlin dlon...
Un giovane portiere arrivò di corsa, ancora intento a sistemarsi i pantaloni.
"Chiedo scusa, aveva bisogno?".
"No! Volevo solo farti sentire quanto sono bravo a suonare questo coso. Non lo avevi capito?".
"Le chiedo scusa, ero...".
"Se permetti rinuncio volentieri alla tua storia. È possibile parlare con Gustave o con chiunque conosca un po' di educazione in questo albergo?".
"Tommaso Rinaldi! – disse ad alta voce un elegante signore di mezza età, accogliendo a braccia aperte il cliente – È un onore riaverla a Parigi".
"Gustave! Non sapevo che volessi far fallire il tuo albergo assumendo scimmie da circo".
"Che ci vuoi fare? Durante il Roland Garros pare impossibile trovare personale per coprire tutte le richieste. Solita stanza, vero?".

Roland Garros. Parigi era pronta ad accogliere le schiere di appassionati del grande tennis nel migliore dei modi. Anche il clima pareva volesse partecipare per rendere tutto perfetto, rendendo l'aria tiepida e profumata. I più romantici avrebbero descritto quell'atmosfera come "il luogo e il momento ideale per innamorarsi". Così l'avrebbe descritta Youlia Janovic, giovane promessa del tennis mondiale, appena scesa all'aeroporto De Gaulle, se solo avesse trovato le parole per esprimere questa sua sensazione. Ultimamente però non le era data l'opportunità di godersi i piaceri della sua età, troppo impegnata a correre di città in città, tra una riga e l'altra di un campo da tennis.
Chi era insensibile invece a queste sensazioni, era senz'altro Tommaso Rinaldi, la sarcastica penna della prestigiosa rivista Tennis Internazionale. I suoi editoriali erano sempre attesi con trepidazione da tutti gli appassionati di questo sport, e con paura dagli addetti ai lavori, preoccupati di ritrovarsi citati nei suoi articoli mai particolarmente positivi ma, purtroppo per loro, spesso sinceri. Era questa la caratteristica che aveva reso famoso Rinaldi.
Non fu il tennis giocato a farlo emergere. Dotato di una tecnica elegante, il tennista Rinaldi non riuscì mai a superare il suo unico limite, la tenuta mentale, tanto da essere soprannominato braccino dagli amici, sciolta da tutti gli altri. A questo punto della sua carriera giornalistica comunque, nessuno di loro avrebbe mai rivelato questo segreto neanche sotto tortura, troppo spaventati dall'idea di finire sulla graticola del prossimo numero di Tennis Internazionale.

Proprio l'ultimo numero della rivista, uscito pochi giorni prima dell'inizio del torneo, suscitò grande clamore per come Tommaso Rinaldi aveva apostrofato la grande stella del tennis femminile mondiale. "Pittoresca e volgare, Jasmine Stubbs sembra stendere le sue rivali più con la volgarità che con i suoi potenti colpi, degni comunque del martello di un metalmeccanico. Lavoro per altro consigliato dagli astri il giorno della sua nascita. I suoi urletti orgasmici, il vezzo di alzarsi il gonnellino e l'abitudine di scendere in campo truccata, la fanno assomigliare ad una peripatetica a zonzo per il campo da tennis".
Capirete che apostrofare prostituta la nuova numero uno del tennis, provocò nell'ambiente un terremoto paragonabile soltanto a quello di un paio d'anni prima, quando lo stesso Rinaldi commentò la vittoria a Wimbledon dello spagnolo Lopez descrivendolo come "lo zappatore che distrussè il giardino della regina". Questa volta, in molti pensarono che Rinaldi si fosse spinto troppo oltre, ma dovettero ammettere che l'interesse per il tennis era aumentato, anche per merito di quel giovane giornalista dalla penna affilata.
L'entourage della Stubbs arrivò comunque battagliero alla conferenza stampa, annunciando querele per diffamazione e, soprattutto, un nuovo look per la numero uno del mondo. "Vorrà esibirsi al Moulin Rouge" – fu la replica di Rinaldi, intervistato da un giornale locale.

Camminava per le vie dell'impianto tennistico, Tommaso Rinaldi, assaporando il gusto della fama. Sentiva gli sguardi della folla, li vedeva parlare e sorridere nel raccontare di aver visto il "terribile" Rinaldi.
L'uomo che tutti temevano aveva dimenticato le sue fragilità ed ora poteva godersi la vita che aveva sempre immaginato, malgrado non avesse mai pensato seriamente a che vita avrebbe veramente voluto.
Tommaso Rinaldi si sedette ad un tavolino della terrazza vip; da lì poteva vedere tutti i campi, mentre i tennisti erano già in azione per il primo turno. Proprio sotto la terrazza stava giocando la giovane Youlia Janovic. Ne aveva sentito parlare bene, e proprio per questo pensava a lei come ad un prossimo bersaglio per la sua rubrica. Francamente trovava queste nuove leve dell'est europeo tutte uguali, nel gioco e nella vita. La guardò giocare, cercando di individuarne qualche difetto o caratteristica irritante ma fu sorpreso nel trovarla sorprendentemente graziosa, elegante nel suo modo di arrabbiarsi per una palla sbagliata ed emozionarsi invece per un colpo riuscito. Rinaldi si ritrovò ad ammirare quella ragazza che stringeva quegli occhi così diffidenti, persa nei suoi pensieri mentre decine di tifosi l’acclamavano dopo la vittoria. Come avrebbe potuto Rinaldi parlarne male?
Si affacciò dalla terrazza per poterla vedere fino all'ultimo secondo, mentre lei rientrava negli spogliatoi.
"Sbaglio o quello è uno sguardo di ammirazione? Pensavo che Tommaso Rinaldi non potesse trovare aspetti positivi in qualcosa. O addirittura in qualcuno" disse un ragazzo dalla folta chioma bionda, avvicinandosi a Rinaldi.
"Andrea Carraro? Non mi dire che hai superato le qualificazioni?"
"Ovviamente no, ma potevo perdermi le più belle feste dell'anno? Cosa vuoi che ti dica, amico mio, ne è passato di tempo da quando eravamo due promesse del tennis. Io provo ancora ad arrangiarmi sui campi, ma vedo che tu hai sbancato in fretta. Niente male per uno che chiamavamo braccino e... lo sai come ti chiamavamo anche? Beh, comunque credo proprio che prima o poi seguirò il tuo esempio. Forse hai ragione tu, la cattiveria paga. Sono sicuro che qualcuno potrebbe addirittura darmi dei soldi per farmi scrivere la vera storia del terribile Rinaldi".
"Già. Magari qualcuno potrebbe anche interessarsi a te. Prima o poi. Non ti rimane che imparare l'ortografia e sei a posto".
"Non perdi mai il gusto alla battuta?".
"Non lo era. Ma quando ne farò una, te lo dirò. Così capirai la differenza".
"O magari saranno interessati a sapere che il terribile Rinaldi si è squagliato per una giovane tennista dell'est..."

Youlia Janovic passò il resto della mattina tra conferenze stampe e incontri con gli sponsor. Non era brava in queste situazioni e veniva sempre rimproverata per questo. Spesso rispondeva svogliatamente alle domande o interrompeva le frasi a metà, disturbata dalle ovvietà e dalla sensazione di perdere tempo prezioso. Ma così era la sua vita e le sembrava impossibile poterne uscire. Il pubblicò però voleva una nuova stellina da acclamare e da buttare contro la volgarità della fortissima Stubbs, e non apprezzava quei lunghi silenzi, tanto che qualcuno mormorò che forse la ragazza fosse sì brava e bella, ma anche poco intelligente.
E si sa che le voci, soprattutto quelle cattive, passano veloci di bocca in bocca, arrivando fino alla giovane Youlia, per niente pronta a sopportare anche questo. Così se ne scappò via, decisa a lasciar perdere tutto, anche il tennis, se comportava questo. Camminò tutto il giorno per le strade di Parigi, meravigliata da tutto e da tutti, finalmente felice.
"Pensavo che le giovani promesse del tennis non lasciassero mai il campo da tennis" le disse qualcuno alle sue spalle.
Youlia si voltò di scatto, preoccupata come fosse stata sorpresa a rubare.
"Tu sei quello del giornale, vero? Quello che ha detto quella cosa... Mi ha fatto ridere, sai? Anche io pensavo la stessa cosa. A dire il vero lo pensavamo tutti! Come fai a essere sempre così acido però?".
"Mi basta raccontare la verità. Di solito è facile trovare qualcosa di brutto".
"Perché per il bello bisogna cercare".
Rinaldi rimase sorpreso. I preconcetti che si era fatto su di lei veniva demoliti uno dopo l'altro e si sentì spiazzato nel vedere che lei non provava nessun timore a rivolgersi apertamente a lui, senza paura di finire magari sul prossimo numero di Tennis Internazionale.
Passarono la giornata insieme. Non fecero niente di speciale, in realtà. Niente che se venisse raccontato su un libro possa essere di qualche interesse per il lettore. Ma che resta indimenticabile per chi l'ha vissuto.

Il giorno dopo Youlia tornò al tennis con uno spirito nuovo. Giocava sorridendo e alzando di tanto in tanto lo sguardo verso quella terrazza. Qualcuno trovò addirittura il tempo di scoprire a chi erano rivolti quegli sguardi; il resto lo fece Andrea Carraro, in un'intervista in cui, lottando contro verbi e congiunzioni, raccontò dell'improvviso rammollimento del glaciale Rinaldi, sciolto d'amore per la giovane stella del tennis.
L'intervista scosse l'aria parigina come neanche il temporale che si stava per abbattere sulla città poté fare. Youlia non trovò la cosa così terribile e continuò a cercare Tommaso per tutto il giorno. Tommaso Rinaldi evitò di rispondere a tutte le sue telefonate, preoccupandosi soprattutto di smentire e di farsi vedere in pubblico con qualche bella ragazza. Rinaldi sapeva che il pubblico voleva da lui il sarcasmo e la vena polemica e temeva che questo cambiamento lo avrebbe allontanato da tutto quello che aveva conquistato fino ad allora.

Le giornate passarono veloci. Ottavi, quarti, semifinali. L'attenzione del pubblico era per la nuova star del tennis innamorata, ma gli occhi di Youlia tornarono a stringersi diffidenti. Del nuovo look della Stubbs pareva non interessarsi nessuno.
Youlia e Tommaso si incontrarono nei corridoi dello stadio centrale del Roland Garros. Lui rimase per la prima volta nella sua vita senza parole, confuso su come comportarsi. Lei gli parlò con le lacrime agli occhi. Gli chiese di scegliere. Scegliere di essere se stesso fino in fondo, accettarsi per quello che era e per quello che provava, anche davanti a tutti. Anche contro tutti.
Tommaso cercò di giustificarsi, di farle capire il perché delle sue scelte. Cercò di raccontarle del suo passato, della sua fragilità. Ma per Youlia esistevano solo loro due, tutto il resto era solo un ostacolo alla loro felicità e lei avrebbe voluto spazzarlo via come quando affrontava le avversarie sul campo.
Si salutarono velocemente, senza tenerezze, portati via dai loro impegni.
Youlia Janovic perse malamente la semifinale, proprio quando tutti si aspettavano l'ultimo scontro contro la Stubbs. Tommaso Rinaldi rispose al suo editore che tutte quelle voci erano infondate e che il suo prossimo editoriale sarebbe stato proprio sulle giovani atlete dell'est, tanto forti nei colpi e quanto fragili mentalmente. Un pezzo sarcastico come sempre.

Youlia lesse l'articolo qualche giorno dopo sull'aereo che la stava portando a Londra per il torneo di Wimbledon. Rinaldi tornò in albergo, salutò Gustave e gli disse che sarebbe rimasto ancora qualche giorno a Parigi. Salì in camera, si chiuse in bagno e aprì tutti i rubinetti. Nessuno doveva sentirlo. Si guardò allo specchio e si lasciò andare a un pianto dirotto.
postato da: simcam alle ore giugno 13, 2008 15:37 | link | commenti
categorie: racconti, fino in fondo