Mi piacciono tutte le cose che iniziano con la lettera B.
Sono belle. Ecco, vedete? Bella, Bello, Belle... Suonano bene. Eccone un'altra, Bene. Non è stupenda?
Ti voglio bene.
Grazie!
Figurati.
E i Baci? E i Biscotti? La Birra? Una Becks, per favore!
Le Bionde. Le Brune. Il lato B.
Il Billy che bevevo da piccolo.
I Bambini!
Pensateci: un neonato piange e rompe, un adolescente è sempre incazzato. I bambini no, sono simpatici.
E i bambini hanno il Babbo. Babbo è bello, Papi, no.
Se sei Bravo puoi Ballare. Se sai cantare sei Bono Vox.
Ma la mia preferita in assoluto è la parola Buono.
Buò|no.
(agg., s.m., avv.)
Bella anche a pronunciarla. Lo schiocco delle labbra. La bocca che parte piccola e poi si apre. Si richiude e si riapre. Buono.
Bye Bye.
Ps.: Una parola con la B però la escluderei. Banana. Oltre ai doppi sensi (e non dite che non ci avevate già pensato) (lo state facendo anche adesso) (e adesso), è proprio volgare. Ba-na-na. Con la bocca che continua a chiudersi e ad aprirsi. Bleah. Ecco, “Bleah” mi piace.
Cioè...
(una rubrica sull'incapacità di comprendere le cose di questo mondo)

Prima puntata
Cioè... ma veramente così tanta gente va ai concerti di Marco Carta?
Dal concorso ilmiolibro.it, una favola partendo dall'incipit scritto da Paola Mastrocola.
Nel giardino delle meraviglie
“Siccome avevo preso un altro brutto voto, mio padre mi disse:
- Va bene, allora oggi verrai con me a lavorare. Così vedrai come si fatica!
Mio padre faceva il giardiniere, e andava in giro per i giardini altrui. Andava a potar piante, rastrellare foglie e tagliare erba col suo potente tagliaerba.
Quel giorno doveva occuparsi niente meno del giardino dei terribili Lorchitruci.
I Lorchitruci erano la famiglia più ricca e potente della collina. A me facevano paura due cose di loro: il nome, perché mi veniva da pensare a degli orchi molto truci; e il giardino, appunto, perché era chiuso da una muraglia gigantesca dietro la quale chissà che cosa mai si nascondeva.”
Arrivati davanti al cancello, chiesi a mio padre perché non suonassimo il campanello.
“I Lorchitruci non hanno il campanello, non vogliono essere disturbati.”
“E come fanno a sapere che siamo qui?”
“Se ne accorgeranno da lui…”, mio padre non fece in tempo a finire la frase che, da dietro un cespuglio, saltò fuori un grosso cane dal pelo scuro e lunghi denti affilati. Abbaiava talmente forte che mi spettinava la frangetta dei capelli.
Dal fondo del sentiero un uomo si avvicinò a noi. Aveva un vestito elegante sotto ad un grembiule simile a quello di mio padre e ai piedi due grossi stivali di gomma.
“Cerbero! Chi c’è là fuori?” Chi ci disturba?”
“Signor Lorchitruci, sono il giardiniere”.
Il signor Lorchitruci arrivò fino al cancello e prese dalla tasca del grembiule una polpetta e la gettò al cane. Cerbero si dimenticò immediatamente di noi per dedicarsi alla sua polpetta.
L’uomo mi scrutò dalla testa ai piedi e poi chiese a mio padre se non fossi troppo piccolo per essere un giardiniere.
“È mio figlio, oggi mi aiuterà nel lavoro.”
“Non mi piacciono i bambini. Sanno solo lamentarsi.”
Aprì il pesante cancello e si raccomandò di svolgere solo il lavoro prestabilito e di non avvicinarsi né alla casa, né alla serra.
“Soprattutto tu! Voi bambini siete troppo curiosi.”
Mio padre lo rassicurò ancora una volta che non avrei fatto altro che togliere le erbacce.
Infatti strappai erbacce per tutto il pomeriggio. Poi cedetti alla tentazione di dare una sbirciatina alla misteriosa serra.
Mi precipitai furtivamente e appoggiando la faccia al vetro rimasi senza fiato. Enormi ninfee galleggiavano in uno stagno mentre tutt’attorno una distesa di fiori e piante colorate incorniciavano una faccia di pietra dalla cui bocca zampillava acqua.
Ad un tratto comparve il signor Lorchitruci che attraversò lo stagno camminando sopra le ninfee. Devono essere proprio robuste per reggere un uomo così grosso! – pensai.
Arrivato vicino alla fontana, Lorchitruci accarezzò un bocciolo grande quanto un pallone da calcio.
“Ecco! È il momento!” gli sentì dire con trepidazione mentre si schiudeva nelle sue mani uno stupendo fiore bianco.
“Incredibile! Non ho mai visto un fiore così grande!” – pensai e dissi ad alta voce senza rendermene conto.
Il signor Lorchitruci si voltò di scatto e accorgendosi della mia presenza prese ad inseguirmi, minacciando una punizione esemplare.
Trovai mio padre e mi nascosi dietro di lui.
“Suo figlio! – gridò ansimando – Ha messo il naso dove non doveva!”
“L’hai fatto veramente?” chiese mio padre.
Annuì timidamente con la testa.
Fui costretto a scusarmi con quell’uomo burbero e tremendo, e a casa, per punizione, dovetti lavare i piatti.
Ma quella serra? Perché Lorchitruci la teneva nascosta? Ed il fiore? Non ne avevo mai visto uno così.
Dovevo assolutamente saperne di più!
Quella notte decisi di tornare nel giardino. Aspettai che i miei genitori si addormentassero e uscii di nascosto.
Arrivato al cancello della casa dei Lorchitruci, presi dalla tasca alcune polpette che avevo rubato a casa.
“Ehi… Cerbero! Vieni presto, ho qualcosa per te!”
Dal cespuglio sbucò fuori Cerbero. Che paura! Nel buio della notte era ancora più spaventoso e le sue zanne rispendevano come lame.
Gli gettai alcune polpette.
Cerbero cominciò a mangiarle con avidità. “Sono quelle della mamma! Queste sì che sono buone!”
Gliene gettai ancora per essere sicuro di tenerlo impegnato un bel po’, poi scavalcai il muro.
In mezzo al giardino la serra risplendeva. Mi avvicinai controllando che nessuno fosse nei paraggi.
Anche se ero un po’ intimorito, salii su una ninfa talmente grande che potevo usarla come barca.
Attraversai lo stagno e mi avvicinai al fiore che avevo visto la mattina.
Stava accadendo qualcosa di incredibile: quell’enorme fiore si richiuse su stesso per poi dischiudersi poco dopo con i petali e la corolla rovesciati e cambiando gradualmente colore,diventò di un bel rosso vermiglio.
Ero incredulo e curioso di capire cosa stesse succedendo che allungai una mano per toccarlo.
“Fermo! Non lo fare!”
Mi voltai spaventato. Il signor Lorchitruci, fisso all’entrata della serra, mi impietrì con uno sguardo.
“Non toccarlo o lo ucciderai!”
“Ma non può morire… ” dissi con un filo di voce.
“Sciocco! Tu non conosci per niente i fiori.”
Lorchitruci saltando da una ninfa all’altra venne verso di me.
“Non bisogna toccarlo durante la sua mutazione!”
“Quale mutazione?”
“Da femmina a maschio. È una specie di miracolo e tu stavi per distruggere la mia famiglia!”
Mi guardai intorno ma non c’era nessuno. “Dov’è la famiglia Lochitruci?” domandai perplesso.
Vidi l’uomo abbassare lo sguardo, ora non sembrava più così cattivo.
“Non c’è nessuna famiglia Lorchitruci. Ci siamo solo io ed i miei fiori. Per questo ne sono geloso. Sono talmente fragili, la loro bellezza dura un giorno e bisogna goderne in quell’istante, perché domani non saranno più così.”
“Ma se la gente sapesse che esistono queste meraviglie sono sicuro che amerebbe lei e i suoi fiori. Come può essere felice se non condivide tutto questo con altre persone?”
“Dici?” mi chiese Lorchitruci.
“Ne sono sicuro!” risposi.
Lorchitruci ci pensò un po’ e poi mi sorrise.
Salii sulla ninfa e navigai fino all’uscita della serra. Mi voltai verso il signor Lorchitruci che con il braccio alzato mi salutava.
“A domani, signor Lorchitruci!”
Non voglio più buttarmi via... La prossima volta prendo solo mezza porzione di me.
Questo uichend.
Ho lavato la macchina. Dopo anni. Rivoltata come un calzino.
A proposito... regalo nuovi tipi di muffe e piccoli animali di origine sconosciuta, ma tanto tanto carini e desiderosi di trovare nuovi padroni con macchine molto sporche.
Fiera dell'antiquariato a Ferrara. Il bel tempo ha permesso a migliaia di persone di riversarsi nella più grande piazza ferrarese per godersi il mercatino dell'antiquariato. Io c'ero.
E mentre mi aggiravo tra tavoli e mobili d'epoca, sono stato aggredito da un'anta d'armadio apertasi improvvisamente. Migliaia di persone (tranne il sottoscritto) hanno riso di questa disavventura.
A buon rendere, bastardi.