Homo Homini Lupus
"Me ne dai un altro? Giusto per chiudere degnamente questa giornata di merda", disse l'uomo seduto davanti al bancone allungando la mano con il bicchiere verso il barista.
"Hai detto la stessa cosa dieci minuti fa. E dieci prima ancora. La vedi quella cosa rotonda sopra la mia testa? È un orologio. E quando la lancetta più piccola punta così verso l'alto non lo fa perché si è eccitata vedendo il tuo brutto muso ma perché mi indica dove sta la mia camera da letto, proprio qua sopra. Ora ti darò un altro bicchiere e questo lo offre la casa, ma poi ti alzerai e te ne andrai via dritto filato, ok?".
"Ok Peter, prometto che è l'ultimo".
Peter era un uomo tarchiato e basso, sui quarant'anni, di cui più della metà passati dietro quel bancone e aveva passato da tempo il periodo in cui rimaneva aperto fino a tardi per consolare ogni povero cristo che si infilava nel suo bar, vogliosi di bere per dimenticare i loro problemi e di raccontare per ricordarli.
Problemi che avevano quasi tutti gambe lunghe.
L'uomo bevve il suo bicchiere tutto d'un sorso e posò il bicchiere troppo forte, guadagnandosi un'occhiataccia da Peter. Aprì il portafogli e cominciò a guardare le banconote cercando di distinguerne scritte e colori.
"Facciamo che mi dai due di queste e andiamo a pari – disse Peter estraendo due banconote – Ed ora esci che devo chiudere”.
L'uomo se ne andò barcollando, accompagnato da Peter che non vedeva l'ora di chiudere a chiave la porta e non vedere più anima viva per almeno dodici ore. Stava per dare un doppio colpo di mandata alla porta quando vide, illuminato solo dalla luce della luna piena, un uomo alto e magro che, dietro i cassonetti, rovistava in cerca di qualcosa.
Peter rimase a fissarlo per qualche minuto, colpito da quell’uomo praticamente nudo. Nudità che ne facevano risaltare l'aspetto magro e scavato, mentre i capelli lunghi gli scendevano fino alle spalle. Tutto questo avrebbe fatto sembrare un barbone disperato chiunque si fosse trovato in quelle condizioni, ma non lui. Non era per niente sporco e i suoi movimenti erano comunque eleganti, seppur trasparisse imbarazzo e timore che qualcuno lo notasse mentre rovistava nell'immondizia.
"Che stai facendo?" chiese Peter avvicinandosi a lui.
L'uomo si spaventò voltandosi di scatto. Peter rimase sorpreso dalla giovane età dell'uomo o, sarebbe meglio dire, del ragazzo, visto che non gli avrebbe dato più venticinque anni, nonostante una barba incolta copriva parte di quel volto pallido.
"Non sembri un barbone... che stai cercando?"
"Infatti non lo sono. Mi... hanno derubato, cercavo dei vestiti" rispose il ragazzo.
"Non è una zona in cui accadono questo genere di cose... dove sarebbe successo?"
Il ragazzo allungò il braccio e indicò il parco.
"Dentro il parco? E che ci facevi dentro il parco a quest'ora?"
Il ragazzo non rispose e tornò a rovistare nei cassonetti cercando di tirarne fuori una coperta, o almeno quello che ne rimaneva.
“E smettila di toccare quello schifo, vuoi farmi venire il vomito? Vieni dentro al bar, ti darò qualcosa per coprirti e potresti telefonare alla polizia…”
Peter guardò bene la reazione del ragazzo alla parola “polizia”, sicuro che gli stesse nascondendo qualcosa.
Il ragazzo prese la coperta e se l’avvolse attorno alle spalle.
“A questo punto è inutile chiamare la polizia. Era buio, non sono riuscito a vedere nulla”.
“Beh… almeno entra, bevi qualcosa e poi te ne vai”.
Questa volta il ragazzo accettò l’invito, guardando attentamente che nessuno fosse nelle vicinanze.
Una volta che il ragazzo entrò nel bar, anche Peter osservò che nessuno fosse lì vicino.
“Bevi questo. Ti riscalderà” disse Peter versando del whisky in un bicchiere.
Il ragazzo prese il bicchiere e cominciò a berlo a piccoli sorsi.
“E così ti hanno derubato dentro il parco?”
Il ragazzo annuì con la testa senza smettere di bere.
“Ti avranno ferito…?”, chiese Peter stringendo leggermente gli occhi, come un giocatore di poker che vuole decifrare ogni più piccolo dettaglio dalla faccia del rivale.
“No, perché?”
“Perché hai delle macchie di sangue su quello che resta dei tuoi pantaloni. O è tuo oppure li avrai feriti tu… non sei d’accordo?”
“Come le ho detto non ricordo nulla” disse il ragazzo appoggiando il bicchiere sul bancone.
Peter gli riempì nuovamente il bicchiere, nonostante non fosse ancora finito.
“Oramai non ci si può più fidare di nessuno. Esci a fare due passi, magari stai portando fuori il tuo cane lupo per fargli fare i suoi bisogni…”
“Come dice?” interruppe il ragazzo sgranando gli occhi.
“Che magari stavi portando il tuo cane a fare pipì. Ho detto così.”
“No. Sì… sì è andata così. Stavo portando fuori il cane e probabilmente mi avranno colpito da dietro, perché non ricordo più nulla”.
“Ora speriamo che il tuo cane non morda nessuno… sarebbe un peccato se domani mattina qualcuno si trovasse con delle ferite di cane. Se non peggio…”
Il ragazzo si strinse nella coperta, imbarazzato dalle domande e dagli occhi del barista.
Peter allungò il bicchiere verso il ragazzo, invitandolo a bere ancora, poi si diresse verso la porta. Il ragazzo lo osservò attentamente, mentre i suoi occhi ormai non riuscivano più a nascondere l’inquietudine che quell’uomo gli provocava.
“Sono in notti come queste che accadono le cose peggiori… non trovi?” disse Peter chiudendo la porta d’ingresso a chiave.
“Perché dice?” rispose il ragazzo con la voce tremante.
“Perché c’è la luna piena. Ed è in notti come questa che a certa gente spuntano strane voglie. Insieme ad artigli e a peli sulla schiena. Dico bene?”
“Non la sto più seguendo…”
“Sì che sai di cosa parlo, non è vero? Ho notato subito certi piccoli dettagli… gli occhi gialli, le unghie ancora lunghe, per di più sporche di sangue”.
Il ragazzo cercò di nascondere le mani dentro la coperta.
“Ma non ti preoccupare, il tuo segreto è al sicuro con me. Ognuno ha i suoi ‘piccoli’ segreti. Non sei d’accordo con me?”
“Credo di sì”.
“E allora lascia che mi avvicini a te… non mi hai ancora detto il tuo nome…” disse Peter il vampiro, camminando verso il ragazzo, mentre un paio di canini spuntarono tra le sue labbra.