Le grandi recensioni di Portapo58: Firmino, di Sam Savage.
Quando capii che la fine stava arrivando, decisi di prepararla nel migliore dei modi. Chiusi tutte le finestre, nonostante il caldo, perché il vociare dei vicini di casa avrebbe rovinato l'atmosfera. Accesi il ventilatore per rinfrescare e alcune candele per avere un po' di luce. Presi il disco di Billie Holiday e programmai un'unica traccia, Don't explain, e infine lessi le ultime pagine mentre "affioravano pian piano...bollicine nei suoi occhi, velandogli il viso" (pag. 122).
Ed eccola, la fine. Proprio come l'avevo immaginata o, forse, sperata.
Poi uscii per cercarmi qualcosa per cena, portandomi dietro il libro, per potermelo gustare ancora un po', anche con il solo contatto con la sua carta.
Ho sottolineato moltissime frasi in questo libro. Vorrei però riportare questo pezzo perché lo reputo meraviglioso. "Anche se attraversati da una risacca di malinconia, quelli erano pur sempre bei tempi nel complesso, che ricordo ancora con piacere. Talvolta ci giocherello un po' nel tentativo di allontanare la tristezza, la vecchiaia, la solitudine. Immagino Jerry di nuovo giovane, con i capelli neri ondulati e il sorriso smagliante che aveva nelle foto. Trasporto me e lui fuori dalla stanza di Cornhill e, insieme, ci faccio volare alti sopra Boston, oltre il Mississippi, oltre le Montagne Rocciose, e atterrare in qualche bar o caffè di San Francisco - da dove riusciamo a vedere le acque della baia luccicare sullo sfondo. Talvolta invito anche altri perché si uniscano a noi, Grandi come Jack London o Stevenson, e allora davvero ci diamo dentro. Penso sempre che ogni cosa durerà in eterno, ma non è mai così. In realtà, niente esiste per più di un istante, tranne ciò che custodiamo nella memoria. Cerco sempre di conservare dentro di me ogni momento - preferirei morire piuttosto che dimenticare. Così è la vita - non c'è modo di capirne il senso." (pag. 150)
Vi consiglio. Vi consiglio l'ultimo libro di Nick Hornby, Tutto per una ragazza. Perché c'è un ragazzino che parla e pensa come un ragazzino, perché fa gli errori di un ragazzino e reagisce come facciamo tutti, sentendoci inadeguati e persi in mezzo a questa cosa chiamata vita. Vi consiglio il film Once. Perché c'è uno con una chitarra e una con un pianoforte e noi che guardiamo con la coca cola in una mano e il cuore nell'altra, sperando almeno in un bacio. Difficile parlarne senza svelare niente, diciamo che alla fine stringerete una delle due mani e di qualcosa vi sporcherete.
Per il resto, come dice Fabrizio: non possiamo far arricchire le multinazionali dei fazzolettini di carta.
Ed ecco il libro di cui parlavo. A questo punto mi sa che vi devo dire anche il titolo. O no? Ma sì, dai. Si chiama Tideland, è stato scritto da Mitch Cullin e qualche anno fa Terry Gillliam, ex Monty Python, ne ha fatto la versione cinematografica.
Non so perché Fabrizio me lo abbia regalato. È da tanto che ho smesso di cercare della razionalità in quel ragazzo. So, comunque, che mai libro fu più azzeccato.
Tideland è surreale, poetico, spiazzante e bellissimo. La protagonista, che casualmente ha lo stesso nome della figlia che avrò (quando i figli nasceranno per scissione, credo) ("ehi, che ha il tuo braccio? È tutto gonfio!". "Oh, niente. Sto per partorire") si chiama Jeliza-Rose, ed è una bambina cresciuta preparando le dosi mattiniere ai suoi genitori drogati, il tutto con la naturalezza che solo la sua incredibile fantasia le consente di affrontare. Quando la madre muore, Jeliza-Rose e il padre, un musicista caduto in disgrazia, si trasferiscono nella vecchia casa di famiglia in Texas, soprannominata Senti come dondola.
Questo è solo l'inizio, ora non vi racconto più niente. Quello che sorprende è il modo in cui la bambina e i suoi nuovi amici affrontano la vita che, come forse avrete notato, non è mai molto facile. Questo è un mondo crudele con un cuore selvaggio, citando un altro film, e ci sono momenti in cui ci si sente inadatti ad affrontare tutto quello che ci capita. Io ammiro chi riesce ad andare avanti senza problemi, asfaltando qualsiasi cosa gli ostacoli la strada. Ammiro anche chi, per ingenuità o ignoranza, i problemi proprio non se li pone. Jeliza-Rose affronta la sua drammatica vita creando un mondo tutto suo, dove anche un ragazzino ritardato può diventare un affascinante capitano di sommergibili, in eterna lotta contro un enorme squalo.
Insomma, tutto questo ingarbugliato discorso solo per arrivare a questa considerazione: ognuno può trovare una propria strada verso la felicità. A volte ha quattro corde. A volte sei. A volte ha due ruote; altre volte due gambe, due braccia e due occhi.
Ora basta, io torno alla mia eterna lotta contro gli aggiornamenti di Adobe e voi prendete i vostri soldini e andate a comprarvi un bel vestito da cocktail ("Io ho tutti questi soldi e neanche un vestito da cocktail!" cit.) e una copia di Tideland. Oppure chiedetemela in prestito. Oppure fatevela regalare da Fabrizio.
È tanto che non vi consiglio un libro, neh? E lo sapete perché? Perché poi voi non li leggete mai! Ed io che lo dico a fare?
Vabbè, riproviamoci.
Cari amici della lettura,
quest'oggi parliamo di due libri recenti, ma non troppo; belli, ma non troppo; di due bravi autori italiani. Iniziamo con uno dei primi successi di Andrea De Carlo. Prima, insomma, che perdesse la tramontana per Eleonora Giorgi e cominciasse ad accompagnare i suoi libri con i ciddì dove strimpella la chitarra. Il libro è "Due di due" e racconta la storia di due ragazzi e della loro amicizia attraverso gli anni '70 e '80. Uno è fico e affascinante, l'altro sfigato e sempre a rimorchio di qualcuno. Fino a quando non scopre che la sua vera vocazione è l'agricoltura biologica.
Questa è, in breve, la trama del libro. Ovviamente ve l'ho semplificata e abbruttita così, se lo leggerete, non potrete dire "da come ce l'ha raccontata sembrava meglio". Ma è un bel libro e sono sicuro che vi piacerà.
Unica raccomandazione, evitate di leggere la prefazione, è inutile e pure dannosa, dove De Carlo ci racconta quanto è affascinante mentre scrive romanzi in una casa di campagna, lontano dal traffico e dall'inquinamento, e può pettinarsi i suoi bellissimi capelli mentre gli uccellini gli cinguettano attorno come Cenerentola.
Il secondo libro che vi consigliamo oggi è "Il privilegio di essere un guru" di Lorenzo Licalzi. Romanzo simpatico e di facile lettura, racconta di un impenitente latin lover, Andrea Zanardi, alle prese con la sua preda più "difficile", una ragazza vegetariana e appassionata di culture orientali che lo inizierà alla sua nuova vita...
L'angolo del libro finisce qui, grazie per averci seguiti. Nel salutarvi vi ricordo che tutti i libri presentati oggi sono regolarmente in vendita nelle migliori librerie. Se non li trovate da soli potrete chiedere aiuto alle commesse. E se mi vedete in libreria a comprare i libri di Stefano Benni, beh c'è poco da ridere.
Saluti.
Uffa! È così difficile consigliarvi un libro. Perché so che non mi date mai retta e non lo leggerete mai. Ed io non sono bravo a fare le recensioni dei libri, mi lascio prendere dall'entusiasmo e mi viene invece più facile regalarlo. Quindi... lasciate nome e indirizzo e ve ne farò recapitare uno.
Scherzetto. Verrò invece a casa vostra, verserò un po' di schifezze sul vostro tappeto migliore, quello che dà un tono all'ambiente, e vi mostrerò come questo fa-vo-lo-so libro riesce a tirare via anche lo sporco peggiore. Lo userò come spugna per lavarvi i piatti. Due passate ai vetri delle finestre e il sole entrerà in casa neanche fosse un solarium ed infine lo passerò sui vostri letti per levare tutte quelle cellule morte che il vostro corpo abbandona sul materasso. E ve lo lascerò lì, sotto il cuscino, pronto per la lettura.
E mi ringrazierete un giorno. Ah! Se mi ringrazierete...
A questo punto vorrete anche saperne di più sul libro in questione.
Si intitola "Mi ammazzo, per il resto tutto ok" ed è scritto da un giovanissimo scrittore per ragazzi. Vi incollo qui sotto la trama.
P.s.: Se andate sulla pagina di internetbookshop, non leggete l'unica recensione presente. Tale M.V.P. ha già ricevuto una "visita" e chiede scusa. Anzi, chiede fcufa perché ha problemi a parlare senza i denti davanti.
Mi ammazzo, per il resto tutto ok
di Ned Vizzini "All'inizio per Craig era difficile solo prendere voti alti a scuola, e magari comportarsi nel modo giusto con le ragazze. Poi è diventato difficile non rimanere indietro con i compiti. Stare con gli altri. Prendere decisioni. Sorridere. Mangiare. Dormire. Alzarsi la mattina convinto che abbia un senso. Ma proprio la notte in cui pianifica di farla finita, Craig trova la forza di chiamare il Telefono Amico e farsi ricoverare all'ospedale: dove ci sono gli strizzacervelli, le medicine, cose buone da mangiare, cose facili da fare, e soprattutto tanti "fuori di testa". Che non nascondono i loro problemi (anzi!) e non gli fanno pressioni. Ma lo fanno arrabbiare, ridere, parlare, amare, vivere. Lo fanno essere se stesso: un po' pazzo, ma per il resto tutto ok..."
Poche parole su Spiderman 3. (Attenzione contiene spoiler del tipo "Ehi, Kirsten è una gran gnocca" e "Fico quel costume nero"). Al supereroe che risponde al nome di DevonRex che mi ha accompagnato al cinema posso solo dire... non parlerò mai male di questo film. Innanzitutto perché mi sono divertito, poi perché uno che da bambino portava sempre il costume dell'uomo ragno non tradirà mai Spidey.
Detto questo, ecco cosa rimarrà di questo film:
Harry Osbourne che decide di diventare il nuovo Goblin e si prende una randellata all'inizio del film, una bomba in faccia poco dopo l'intervallo e viene ucciso alla fine del film. Decisamente non ha fatto una scelta felice.
Peter Parker che, grazie all'influenza del nuovo costumino nero, diventa un bullo coatto col ciuffo e dice battute del tipo: "Trovami un tavolo in penombra, coscia d'oro", "Vorrei lavorare un po' su di te".
I sermoni di zia May. La vecchiarda tiene botta anche in questo episodio e ogni suo intervento ammazza il ritmo, non solo di questo film, ma anche dei film proiettati in quel momento nelle altre sale.
Infine l'insegnamento di vita del padrone di casa di Peter Parker che ci illumina su come conquistare le ragazze: "Tu sei una brava ragazza, io sono un bravo ragazzo, quindi..."
Lo sapete che, nonostante tutto, continuo a volervi bene. Anche se continuate a non darmi retta. A volte mi fate proprio venire voglia di pigliarvi per un orecchio e inzuccarvi contro il muro. Come facevano i bravi maestri di una volta e come fanno ancora le suore.
Adesso vi fermate un attimo dal vostro girovagare frenetico per la rete e leggete quello che ho da consigliarvi. Sì, sono libri. Sono costosi, non si possono scaricare da internet e ci vuole del tempo per leggerli però vi fanno bene, vi fanno fare bella figura quando invitate della gente a casa e se bucate le pagine all'interno potete anche nasconderci dentro una rivoltella. (Questa cosa l'ho vista in un film e adesso non andate subito a denunciarmi)
È un po' di tempo che non vi consiglio più libri e quindi adesso li metto tutti insieme. Partiamo con un bel libro che piace sicuramente ai maschietti perché parla di una squadra di calcio e alle femminucce perché lo scrittore, Cristiano Cavina, è un giovane simpatico di belle speranze. Il libro si chiama "Un'ultima stagione da esordienti" ed è il racconto autobiografico del Cavina ragazzino che zompettava allegro per i campi polverosi della Romagna d'na volta con la sua squadretta di paese in un campionato di calcio che ricorderanno per tutto il resto della loro vita. Non lo so, sarà per la mia completa incapacità di giocare a calcio nonostante la passione, ma sono sicuro che il libro vi piacerà perché ci sono ragazzini appassionati che giocano per ore e ore senza studiare, ci sono personaggi strani della Romagna di qualche anno fa (è ovvia la citazione a Fellini ma è proprio così) e poi Cristiano Cavina scrive proprio bene.
Poi un libro che mi ha prestato un'amica. Grazie. "Sopravvivere coi lupi". È un bel libro; un'avventura incredibile e allucinante in quanto autobiografica. L'autrice racconta la sua incredibile infanzia durante la seconda guerra mondiale; dei genitori che riescono a salvarla appena in tempo prima di essere arrestati e deportati e lei che non sopportando le angherie della famiglia che la stava ospitando (a pagamento) decide di fuggire per ritrovare i genitori. Dal Belgio all'Ucraina e ritorno, in un viaggio dove le succederà di tutto e in cui gli unici momenti felici sono quelli passati accanto ai lupi delle foreste. Giusto se volessi fare una critica, a volte la storia sembra un po' troppo romanzata per essere vera. Ma crederci male non fa.
Poi un libro che mi è stato regalato a natale. Di Frank McCourt, "Ehi, prof!", con questo simpatico vecchietto in copertina davanti ad una cattedra e una striscietta che dice "Dall'autore de Le ceneri di Angela". Il libro è bello, a volte forse un po' pesante ma lui ha un modo di scrivere molto personale che, alla fine, fa sempre piacere leggere. McCourt racconta di aver cominciato a scrivere a settant'anni perché, insegnando alle superiori e dopo una vita travagliata, l'idea di tornare a casa dopo una giornata passata in mezzo a centinaia di adolescenti, l'ultima cosa che gli veniva in mente era scrivere. Non come certi professori universitari...
... ma il caso vuole che l'amica di prima mi dicesse, "ho un altro libro che voglio prestarti". E guarda caso era proprio "Le ceneri di Angela". Beh... ecco cosa voglio dirvi. Compratelo, rubatelo, prendetelo in biblioteca ma dovete assolutamente leggerlo. È bello, è toccante, è triste. Ma non si può non leggere.
Per la cronaca ho pianto tante di quelle volte leggendolo che quasi mi vergogno a restituirlo alla mia amica con quelle pagine un po' spiegazzate.
Vi lascio con l'incipit del libro (vabbè, non è proprio l'inizio inizio, ma va bene lo stesso): "Ripensando alla mia infanzia, mi chiedo come sono riuscito a sopravvivere. Naturalmente è stata un'infanzia infelice, sennò non ci sarebbe gusto. Ma un'infanzia infelice irlandese è peggio di un'infanzia infelice qualunque, e un'infanzia infelice e cattolica è peggio ancora".